lunedì, 23 novembre 2009
folgorazioniEcco l’analogia delle analogie, ecco la spiegazione. una settimana tagliata maleper esempio questo lunedì mi sembra la fine della settimana scorsa. il mio tempo inizia nei momenti sbagliati, si prolunga, si dilata, si sfalsa rispetto ai normali sette giorni, dipende dagli andamenti relazionali che li caratterizzano. strano ma bello. le ricorrenze sono fatte per essere dimenticate...non abbiamo festeggiato i cinque anni di IQP lo scorso 12 novembre! grevitÃla situazione è greve, tanto che mia madre ha pensato di aggiornarmi sull'oroscopo per la settimana prossima. pare che l'ariete vada forte. sabato, 14 novembre 2009wreckedho capito una cosa. io odio scrivere. non l'ho mai fatto e non lo voglio fare. me ne sono illusa semplicemente perchè non so fare altro, pur non sapendo fare bene neppure questo. ecco tutto.insensatezzaho pochi impegni accademici a parte uno enorme che continuo ad eludere e procrastinare, e sto avendo un assaggio di quello che potrà essere la vita una volta che l'università sarà scomparsa, dato che al momento è minima e il più delle volte è strana. teatro di interazioni più che di altre cose, e le interazioni non sempre sono pertinenti al contesto. mi fa paura tutto ciò. è il solito avere due facce del rischio/opportunità. da una parte mi chiedo se non sia io a non essere pronta a gestirlo, che come dice E. quotando ally mc beal se il "me" è ancora in fase di costruzione è inutile imbarcarsi in un "noi" (che non è solo - ma anche - io+te, in questo caso è un io+tuttoilresto). d'altra parte avrei voglia di uscire, avere delle missioni, degli scopi validi per i quali non debbo rientrare a casa presto. e mi chiedo chi sia in dovere di assegnarmi queste missioni: devo farlo io? e torniamo al "me" in costruzione. avrò sempre bisogno di un ordinatore e di sentirmi dire brava? quando potrò saperlo da me? forse quando avrò dato prova di saper produrre risultati soddisfacenti. cosa che al di là di tutti i passatempi più o meno seri non mi sembra di poter affermare, nonostante il cv.sto sfiorando l'insensatezza, accarezzandola. e so che da lunghe attese derivano grandi aspettative, che saranno disattese a meno che tu non sia un genio (e mi sentirei di escluderlo). forse più che di un ordinatore avrei bisogno di maestri, e li cerco, disperatamente. gente che mi aiuti a capire, a capirmi, a capirci qualcosa. che mi accompagni in giro, più che mandarmi qui o là o a quel paese. gente che non abbia paura di parlare di cose vere, gente che abbia tempo, gente che interagisca veramente, gente che capisca quello di cui sto parlando, anche in queste righe, e che lo condivida. altro che dibattiti destrutturati, altro che ipocrisie. gli stivali e il cappotto non bastano e non basterebbe nemmeno il parrucchiere, qua parliamo del nocciolo duro. mb avrebbe capito, anche prima di me, o almeno voglio pensare che lo avrebbe fatto. per questo mi manca. e ieri abbiamo visto questa mostra. i deliri inquietanti di una generazione che ha gli incubi e li disegna, a fumetti, a graffito, in ceramica, su tela o su legno o dove meglio crede. una pletora di bambini che hanno paura, e la estetizzano, la condividono e ci si crogiolano dentro in compagnia di tutti gli astanti. dislocati, soli, chiusi con le suggestioni cartoon macabre e la loro incomunicabilità. e che tutto si svolga in un mattatoio ha senso di per sé. un'atmosfera tesa, e l'associazione col muro di berlino e con quel clima tedesco è molto giusta. anche se non serve, né essere lì, né provare quelle cose, né niente altro. forse si tratta solo di agire. di mettersi e fare. quello che devi, quello che vuoi, quello che ti pare (tre cose diverse). il mondo è di chi agisce e solo le azioni ingenerano dinamiche, anche se sono azioni stupide, piccole, di poco conto e di poco valore. chi scrive libretti e crea un precedente perchè ci si aspetti che ne scriva degli altri, chi lavora per continuare a lavorare, chi dipinge per continuare a dipingere. solo io sono uno stecchino fisso mentre il tempo mi soffia attraverso, e scrivo qui per il gusto di scrivere, che è sempre stare fermi nella bufera a porsi domande. forse, coraggiosamente e coerentemente, l'unica cosa che si possa davvero fare, senza illudersi di progettare, di proiettarsi, di trovare un senso. di che stiamo parlando? fatto è che non è facile. che non è facile da affrontare, e non è facile anche perchè si è in società, e se dici che il contesto è insensato è più probabile che l'insensato sembri tu, perchè gli altri si daranno ragione tra loro per non vedere il vuoto che hanno intorno. anch'io ce l'ho, ma lo sto vedendo bene. e forse l'unica cosa che uno possa fare in questi casi è prendere la porta e girare. e se trovi compagnia tanto meglio, aspetto adesioni, che qua è una cosa schiacciante. sarò io eh. però boh. boh. boh. venerdì, 13 novembre 2009 il gatto con gli stivaliè una parte che mi piace, e ho trovato un costume adatto.cucino cose, faccio festa, sghignazzo capendomi solo con dame del the selezionate, vedo persone, conosco chief editors rosci con le lentiggini che sembrano (e sono stati) maestri di inglese e che trasaliscono quando su un cv leggono "uuuh, Semiotics!". Le redazioni open space sono vere redazioni, e si respira quel clima lì che mi ha sempre invogliata a fare quello che faccio. mi piace proprio, però who knows. tomorrow never knows, ma today mi sa che ne sa ancora meno. ho rivisto la mia prof di lettere, quella nata il mio stesso giorno. è confortante trovare qualcuno che voglia seguire la tua tesi, altro che certi relatori fantasma. ecco. lunedì, 09 novembre 2009 die weiße roseho visto "La rosa bianca" e mi sono sentita malissimo. Poi ho cambiato canale, ho trovato il Maurizio Costanzo Show dove come al solito si parlava del nulla e mi sono sentita ancora peggio. Abbiamo problemi inutili e vite vuote perchè piene solo di quelli, e anche quei problemi inutili non riusciamo a risolverli perchè abbiamo solo opinioni e punti di vista tutti ugualmente sterili e nessuna voglia di agire. Chiacchieriamo per sempre. Anche qui. E così sia. domenica, 08 novembre 2009il fanfulla, le gite e tutto il restofossanova è un posto di pace. nel borgo c'è un ristorante dove si mangia divinamente, seduti davanti al camino, un negozio dove i frati vendono infusi (ce n'era uno per ogni malanno, ma mi sono limitata a prenderne uno buono e non curativo), una norcineria (fortunatamente chiusa) e una biscotteria (non ho resistito). nel chiostro era allestita una specie di fiera per gli sposi e quando abbiamo tentato di entrare nella sala capitolare dell'abbazia per fotografare i capitelli ci è stato dato materiale relativo a banchetti, cerimonie e fotografie e ci è stato chiesto se fossimo stati interessati. intorno all'abbazia c'è un pascolo per cavalli e un parco giochi. quattordici anni dopo l'ultima volta sono risalita su un'altalena e non volevo più scendere.la chiesa è pulita, spoglia e fatta per pensare. una casetta lì con un letto, i miei libri, un boiler e vaio mi renderebbe felice. cami è venuta e andata, ci siamo viste poco ma direi bene. ieri sera abbiamo finalmente provato il ristorante di via machiavelli famoso per l'amatriciana, poi ho condotto tutti (per la prima volta nella vita ho dato indicazioni stradali, e le ho date corrette) al pigneto, dove ci siamo buttati in un improbabile ritrovo di gente strana dove si può fumare. sembrava una festa del liceo con più imbucati che facce note, anzi del ginnasio, quando tutti fumano oltre ogni umana comprensione. ho fumato le loro sigarette per tutta la sera mentre il dj-vj (proiettava video, non semplici dischi, e non solo video musicali ma anche spot, scene di film, ecc) agitava gli animi. scene inverosimili, soggetti che ballano (si dimenano) come alla festa della pizzica (birra alla mano, sfidando la legge di gravità e uscendone spesso sconfitti) senza curarsi minimamente di essere ridicoli e pezzati fino ai boxer. se betty moore fosse stata tra noi avrebbe avuto materiale per gli anni a venire. almeno il mojito era buono. tutto sommato era strano ma piacevole, fumeria d'oppio a parte. vorrei andare a strasbourg. vorrei anche che il O arrivasse e la mia soglia minima di presentabilità fisica fosse ristabilita. argh. martedì spero si bissi. vagare mi piace, appunto potrei abituarmi all'idea. mercoledì, 04 novembre 2009 tazebao e discussionie una l'abbiamo laureata. :)dal canto mio ho rimosso tutti i tazebao che decoravano il mio studio. democraticamente. sia quelli dei trionfi sia quelli delle cose da rifare da capo. l'armadio è in parte tornato ad assomigliare un armadio, il che tutto sommato lo rende meno interessante. anche il quadrato di muro coperto dall'ombra delle mie tabelle di marcia che non marciano (e che per tanto sono state appallottolate e cestinate) mi dà horror vacui, mi sembra spoglio e squallido. la stanza manca di progettualità. urge una nuova pergamena da appiccicare. oltre al foglietto con gli orari delle lezioni, quello che mi ricorda di partecipare a un premio giornalistico a marzo e quello con gli appunti di ordinaria amministrazione (le cose da fare nel breve periodo, dato che nel lungo "saremo tutti morti", cit.), sono rimasti solo due oggetti. l'orologione da maniglia di ikea, e il manifesto più longevo. è lì da più di un anno, è scritto in pennarello blu (che ora è diventato viola rossiccio) e evidenziatore azzurro (non più molto evidente, o brillante). c'è scritto abstract x pp (per esteso). sarebbe stato il primo pezzo di carta da fare a brandelli, ma l'ho trovato pertinente. nulla c'è di più abstract, nulla ci sarà mai di così abstract. io sono abstract e lo sono al di là della precisazione del x qualcuno. è sempre attuale e mi riguarda, se lo si legge connotativamente. si profila tra le altre cose la possibilità di un weekend nella burinia laziale per documentare le bellezze degli appennini per una guida turistica. sarei pagata per il pezzo e per il soggiorno, quindi sono ben contenta. vedremo. potrei abituarmici. giovedì, 29 ottobre 2009 the telegraph gave us hopeAmo quei due. Amo stare sotto al palco e cantare e ballare. Amo battere le mani sul palco per chiamarli di nuovo in scena. Amo guardarli negli occhi, ed essere guardata di nuovo, e cantare insieme_Amo che Ei si ricordi di me, e mi chieda cosa è successo nei quattro anni che ci hanno separati. Amo prendere la parola in mezzo a una platea silenziosa, e rispondere alle loro domande. Rispondere che ci sono mancati. Amo Er che balla come uno scalmanato. Amo come si guardano tra loro, come rivolgono le chitarre l'una verso l'altra e dialogano con quelle e con gli occhi. Amo che Ei sembri il maestro di Er, e lo inciti a dare il meglio, a esprimersi, a improvvisare. La musica è maieutica, e così è la loro relazione. Amo la figura slender and lanky di Er, i suoi occhiali e i suoi maglioni. Amo la solidità di Ei, il suo Sapere, essere Sicuro di Qualcosa nella vita, e la tranquillità che il suo sguardo infonde, che lo dimostra. Amo lasciare un'impressione a Er, fissare il concetto nei suoi occhi ghiacciati. Sentire che il concetto è passato dai miei ai suoi. Sentire. Amo aver potuto dire loro quanto ho sofferto la loro mancanza, e amo che abbiano piani di tornare qui in estate. Amo come Ei parla del suo bambino. Amo gli abbracci, le firme e le risate. Amo sentire che è una cosa diversa, because I've seen you, you were the only one who knew all the words. Infatti è diverso_ Amo_ E quel disco, si potrebbe strizzare per quanta e quale vita e quanti e quali pensieri contiene_ E' stata una sofferenza aspettarlo, ma ora capisco perchè non sarebbe potuta andare diversamente_ Tusen takk_ martedì, 27 ottobre 2009 sweet dreamsun sogno insolito. dolce. perfettamente coincidente con l'idealtipo di situazione che rappresentava. e ambientato a londra. lunedì, 26 ottobre 2009due scommessePremesso che non sono mai stata una grande fan di Dario e che Ignazio faceva ridere i polli, ora che BerS è diventato segretario, quanto tempo passerà prima che:a) BerL gridi alla resurrezione dell'Internazionale comunista e fortifichi il suo dominio sulla paura dei rossi? b) Il Pd si dissolva nelle sue correnti? I miei due centesimi da giocare: poco. Cas è probabilmente quello che stamattina sta godendo di più. Ora sì che può vedersi assegnata la parte in commedia dell'alternativa moderata. Bravi tutti! Uolli, ma che è successo a sto partito? domenica, 25 ottobre 2009 sermoneè il nome che la gente dà alla verità che non vuole sentire.dire la verità non aiuta ad essere popolare, c'è da dire che non ci tengo molto. ma non vado mica in giro col megafono, no? sabato, 24 ottobre 2009 Radio Luiss, atto finaleE un bel giorno trovi una nota su FB rivolta ai collaboratori presenti, passati e futuri della radio nella quale hai speso (o buttato, secondo i punti di vista) circa tre anni di vita. <<Non è facile mettere d'accordo tante teste pensanti di ventenni "rampanti".>> <<Se poi fra quelle teste ce n'è qualcuna non pensante, o peggio ancora, pensante con il cervello di qualcun altro, la cosa si fa davvero complicata.>> Quello spirito che univa tutte le persone che da Radio Luiss sono uscite nauseate, perché hanno constatato che non esisteva più, o non era mai esisitito, o che comunque era stato soppiantato da altre priorità di cui si è detto, di cui tutti sanno, o hanno avuto percezione. Appunto. E’ stata questa la cosa più deludente. Vedere persone cambiare faccia e diventare quello che è scritto qui sopra. Le stesse persone che inizialmente credevano (o dicevano di credere) in una Radio che fosse un progetto di studenti per gli studenti, un progetto fatto di passione, un contenitore che fosse opportunità per produrre contenuti e fare esperienza, e non un trampolino, una macchina produttrice di reti e connessioni per gli individui singoli, opportunisticamente interessati solo a riempirsi le agendine di numeri e contatti, cui telefonare un bel giorno per dire “Salve, si ricorda di me?”. << Ma per fortuna la passione non è una cosa negoziabile, né una questione di strategia aziendale.>> <<E così concludo ringraziandovi, tutti, per il vostro impegno e per tutto quello che mi avete insegnato. Ringraziando già da ora tutti quelli che continueranno a credere nella vera RadioLuiss.>> Chi crede, ha creduto (e al limite, chi crederà) nella vera Radio Luiss è chi da lei non ha mai avuto niente in cambio, lavorando tanto, senza chiederlo e senza sentire neanche un grazie, il più delle volte. Sono pochi. Gli altri hanno contribuito, un egoismo alla volta, a creare una seconda Radio Luiss, diventata effettivamente più vera di quella vera cui si fa riferimento e molto distante da questa. L’ho descritta più sopra, ed è ben chiara nel ricordo e nell’esperienza di chi ha avuto a che fare con lei. Distantissima dallo scopo originario, o da quello che presumiamo sia stato tale. Quelli della vera Radio Luiss si sono accorti che la Radio Luiss in questione l’hanno sognata, immaginata, hanno creduto di viverla, hanno tentato di viverla, ma non è mai esistita. O se è esistita è stata contro tutto e tutti, quando la Macchina lo rendeva possibile. Cioè raramente. Sono tutti fuori, o ne usciranno. E’ matematico. Si può essere buoni e cari, disponibili, volenterosi, ingenui, appassionati, magari anche a lungo. Ma stronzi no. Alla fine ci si sveglia. E si decide che nella vita c’è altro. Magari a malincuore. Purtroppo non è diluendo le responsabilità nei ricordi dolceamari che queste si dissolveranno. Non che chi ha scritto la nota abbia più colpe di altri, anzi, non è il caso di additare qualcuno perché tutto è talmente fumoso da non permettere nemmeno l’individuazione di responsabilità precise. Peccato però. Per tutto. Per ciò che è stato, per ciò che poteva essere, per ciò che verosimilmente non diventerà mai. Veramente, enormemente, appassionatamente peccato. Radio Luiss è e resta soprattutto una grandissima occasione sprecata. |