il giornalismo e i suoi effetti collaterali

lunedì, 23 novembre 2009

folgorazioni

Ecco l’analogia delle analogie, ecco la spiegazione.
Ora la vedo davvero. Vedo la vita letteraturizzata. La mia, quella del mondo, la vostra. E’ tutto un unico grande ipertesto ed è così ovvio da fare rabbia.
Lo potete vedere anche voi, nella prima parola della barra degli indirizzi digitali dove andiamo a far vivere le nostre azioni di rete. Quella piccola sigla, tanto piccola che nessuno ci fa più caso, tanto automatica che pochi sanno cosa significhi. Era così vicino da essere invisibile. Il cerchio è quasi quadrato. Http.

postato da frafrettina alle 19:57 | link | commenti

una settimana tagliata male

per esempio questo lunedì mi sembra la fine della settimana scorsa. il mio tempo inizia nei momenti sbagliati, si prolunga, si dilata, si sfalsa rispetto ai normali sette giorni, dipende dagli andamenti relazionali che li caratterizzano. strano ma bello.
ho incontrato due persone importanti. non solo nel senso pubblico del termine, ma nel senso umano. due, a pochi giorni l'uno dall'altro. nel primo caso è stato tutto un fatto di rabbia, impressioni, occhi e sbigottimento. nel secondo una grande lezione di filosofia, e una piccola conversazione tra alunna e professore. poi ci sono sempre gli altri punti di riferimento, quelle persone a cui senti di interessare. poi ci sono insolite email con una persona che avrei giudicato chiusa, invece non lo è e la ringrazio anche se non mi legge. poi c'è una grande mancanza, che verrà commemorata il mese prossimo e che ancora non è stata digerita. poi c'è un viaggio da fare, un documento nuovo di zecca fatto per l'occasione, con la classica foto di merda dei documenti, motivo per il quale mi scoccia di aver smarrito quello vecchio che almeno aveva una foto decente. poi ci sono i miei capelli che non si commentano, il lavoro che non manca mai e troppe corse in taxi.
c'è un inbox a cui manca un messaggio. uno di quei messaggi la cui assenza picchia come la goccia sulla roccia, una roccia con i nervi, che sente poco poco dolore. carezzevole. ci sono tante speranze, poco tempo e molte cose che frullano. una delle quali sta in america, e forse è poco sensata ma è nell'ottica dell'avvicinarsi. quindi può essere spiegata.
c'è poi quella cosa che aspetta di essere scritta. che ad ogni incontro con persone stimolanti cambia forma, diventa più grande, più piccola, più storta, più dritta, più tesa verso un lato o l'altro. il tempo non c'è. continuo a ripetermelo ma la cosa non mi tange minimamente. e lo so, lo so. ma ancora no. o sì, ma non come dico io. e a quel punto è un fatto di scelte.

ho mal di gola. 

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mercoledì, 18 novembre 2009

le ricorrenze sono fatte per essere dimenticate

...non abbiamo festeggiato i cinque anni di IQP lo scorso 12 novembre!
che blogger poco seria che sono. blahblahblohgger.
auguri.

e per quanto riguarda oggi. scrivo dal lavoro, il che la dice tutta grosso modo. se non ci fossero certe persone sarei come un palloncino dentro un uragano. certe altre invece, che dovevano servire da contrappeso, sono più volanti di me. vorticanti. urticanti.
siamo vicini a quel periodo dell'anno. dell'anno scorso per la precisione. e forse sarebbe il caso di farci i conti. è tutto vivo, anche più di allora. allora era soprattutto incredulità. adesso si sente, tutto, forte. chiaro. e oscuro, tanto per citare. non è passata, e fortunatamente non sono l'unica a cui non è passata. non passerà, ma deve comunque permettermi di arrivare a mettere il punto. spero di poter contare su certi sostegni. credo di poterlo fare. mi auguro di riuscirci.
è ora di andare a caccia di un autobus e farmi nuovamente ingoiare da tutte le cose del mondo. e poi schiantarmi sull'unica cosa del mondo che ora agogno, il mio letto.
ieri prima di dormire appunto pensavo che la distinzione simpatici e antipatici per me andrebbe riadattata ad empatici e antipatici. i simpatici mi stanno veramente antipatici, mentre gli empatici e antipatici sono le persone che prediligo. je vais.

postato da frafrettina alle 19:08 | link | commenti
domenica, 15 novembre 2009

grevità

la situazione è greve, tanto che mia madre ha pensato di aggiornarmi sull'oroscopo per la settimana prossima. pare che l'ariete vada forte.
postato da frafrettina alle 12:39 | link | commenti
sabato, 14 novembre 2009

wrecked

ho capito una cosa. io odio scrivere. non l'ho mai fatto e non lo voglio fare. me ne sono illusa semplicemente perchè non so fare altro, pur non sapendo fare bene neppure questo. ecco tutto.
postato da frafrettina alle 19:58 | link | commenti

insensatezza

ho pochi impegni accademici a parte uno enorme che continuo ad eludere e procrastinare, e sto avendo un assaggio di quello che potrà essere la vita una volta che l'università sarà scomparsa, dato che al momento è minima e il più delle volte è strana. teatro di interazioni più che di altre cose, e le interazioni non sempre sono pertinenti al contesto. mi fa paura tutto ciò. è il solito avere due facce del rischio/opportunità. da una parte mi chiedo se non sia io a non essere pronta a gestirlo, che come dice E. quotando ally mc beal se il "me" è ancora in fase di costruzione è inutile imbarcarsi in un "noi" (che non è solo - ma anche - io+te, in questo caso è un io+tuttoilresto). d'altra parte avrei voglia di uscire, avere delle missioni, degli scopi validi per i quali non debbo rientrare a casa presto. e mi chiedo chi sia in dovere di assegnarmi queste missioni: devo farlo io? e torniamo al "me" in costruzione. avrò sempre bisogno di un ordinatore e di sentirmi dire brava? quando potrò saperlo da me? forse quando avrò dato prova di saper produrre risultati soddisfacenti. cosa che al di là di tutti i passatempi più o meno seri non mi sembra di poter affermare, nonostante il cv.
sto sfiorando l'insensatezza, accarezzandola.
e so che da lunghe attese derivano grandi aspettative, che saranno disattese a meno che tu non sia un genio (e mi sentirei di escluderlo).
forse più che di un ordinatore avrei bisogno di maestri, e li cerco, disperatamente. gente che mi aiuti a capire, a capirmi, a capirci qualcosa. che mi accompagni in giro, più che mandarmi qui o là o a quel paese. gente che non abbia paura di parlare di cose vere, gente che abbia tempo, gente che interagisca veramente, gente che capisca quello di cui sto parlando, anche in queste righe, e che lo condivida. altro che dibattiti destrutturati, altro che ipocrisie. gli stivali e il cappotto non bastano e non basterebbe nemmeno il parrucchiere, qua parliamo del nocciolo duro. mb avrebbe capito, anche prima di me, o almeno voglio pensare che lo avrebbe fatto. per questo mi manca.
e ieri abbiamo visto questa mostra. i deliri inquietanti di una generazione che ha gli incubi e li disegna, a fumetti, a graffito, in ceramica, su tela o su legno o dove meglio crede. una pletora di bambini che hanno paura, e la estetizzano, la condividono e ci si crogiolano dentro in compagnia di tutti gli astanti. dislocati, soli, chiusi con le suggestioni cartoon macabre e la loro incomunicabilità. e che tutto si svolga in un mattatoio ha senso di per sé. un'atmosfera tesa, e l'associazione col muro di berlino e con quel clima tedesco è molto giusta. anche se non serve, né essere lì, né provare quelle cose, né niente altro.
forse si tratta solo di agire. di mettersi e fare. quello che devi, quello che vuoi, quello che ti pare (tre cose diverse). il mondo è di chi agisce e solo le azioni ingenerano dinamiche, anche se sono azioni stupide, piccole, di poco conto e di poco valore. chi scrive libretti e crea un precedente perchè ci si aspetti che ne scriva degli altri, chi lavora per continuare a lavorare, chi dipinge per continuare a dipingere.
solo io sono uno stecchino fisso mentre il tempo mi soffia attraverso, e scrivo qui per il gusto di scrivere, che è sempre stare fermi nella bufera a porsi domande. forse, coraggiosamente e coerentemente, l'unica cosa che si possa davvero fare, senza illudersi di progettare, di proiettarsi, di trovare un senso.
di che stiamo parlando?

fatto è che non è facile. che non è facile da affrontare, e non è facile anche perchè si è in società, e se dici che il contesto è insensato è più probabile che l'insensato sembri tu, perchè gli altri si daranno ragione tra loro per non vedere il vuoto che hanno intorno. anch'io ce l'ho, ma lo sto vedendo bene. e forse l'unica cosa che uno possa fare in questi casi è prendere la porta e girare. e se trovi compagnia tanto meglio, aspetto adesioni, che qua è una cosa schiacciante.
sarò io eh. però boh. boh. boh. 
postato da frafrettina alle 13:45 | link | commenti (1)
venerdì, 13 novembre 2009

il gatto con gli stivali

è una parte che mi piace, e ho trovato un costume adatto.
cucino cose, faccio festa, sghignazzo capendomi solo con dame del the selezionate, vedo persone, conosco chief editors rosci con le lentiggini che sembrano (e sono stati) maestri di inglese e che trasaliscono quando su un cv leggono "uuuh, Semiotics!". Le redazioni open space sono vere redazioni, e si respira quel clima lì che mi ha sempre invogliata a fare quello che faccio. mi piace proprio, però who knows. tomorrow never knows, ma today mi sa che ne sa ancora meno.
ho rivisto la mia prof di lettere, quella nata il mio stesso giorno. è confortante trovare qualcuno che voglia seguire la tua tesi, altro che certi relatori fantasma.
ecco.
postato da frafrettina alle 15:44 | link | commenti
lunedì, 09 novembre 2009

die weiße rose

ho visto "La rosa bianca" e mi sono sentita malissimo. Poi ho cambiato canale, ho trovato il Maurizio Costanzo Show dove come al solito si parlava del nulla e mi sono sentita ancora peggio. Abbiamo problemi inutili e vite vuote perchè piene solo di quelli, e anche quei problemi inutili non riusciamo a risolverli perchè abbiamo solo opinioni e punti di vista tutti ugualmente sterili e nessuna voglia di agire. Chiacchieriamo per sempre. Anche qui. E così sia.
postato da frafrettina alle 01:34 | link | commenti
domenica, 08 novembre 2009

il fanfulla, le gite e tutto il resto

fossanova è un posto di pace. nel borgo c'è un ristorante dove si mangia divinamente, seduti davanti al camino, un negozio dove i frati vendono infusi (ce n'era uno per ogni malanno, ma mi sono limitata a prenderne uno buono e non curativo), una norcineria (fortunatamente chiusa) e una biscotteria (non ho resistito). nel chiostro era allestita una specie di fiera per gli sposi e quando abbiamo tentato di entrare nella sala capitolare dell'abbazia per fotografare i capitelli ci è stato dato materiale relativo a banchetti, cerimonie e fotografie e ci è stato chiesto se fossimo stati interessati. intorno all'abbazia c'è un pascolo per cavalli e un parco giochi. quattordici anni dopo l'ultima volta sono risalita su un'altalena e non volevo più scendere.
la chiesa è pulita, spoglia e fatta per pensare. una casetta lì con un letto, i miei libri, un boiler e vaio mi renderebbe felice.

cami è venuta e andata, ci siamo viste poco ma direi bene. ieri sera abbiamo finalmente provato il ristorante di via machiavelli famoso per l'amatriciana, poi ho condotto tutti (per la prima volta nella vita ho dato indicazioni stradali, e le ho date corrette) al pigneto, dove ci siamo buttati in un improbabile ritrovo di gente strana dove si può fumare. sembrava una festa del liceo con più imbucati che facce note, anzi del ginnasio, quando tutti fumano oltre ogni umana comprensione. ho fumato le loro sigarette per tutta la sera mentre il dj-vj (proiettava  video, non semplici dischi, e non solo video musicali ma anche spot, scene di film, ecc) agitava gli animi. scene inverosimili, soggetti che ballano (si dimenano) come alla festa della pizzica (birra alla mano, sfidando la legge di gravità e uscendone spesso sconfitti) senza curarsi minimamente di essere ridicoli e pezzati fino ai boxer. se betty moore fosse stata tra noi avrebbe avuto materiale per gli anni a venire. almeno il mojito era buono. tutto sommato era strano ma piacevole, fumeria d'oppio a parte.

vorrei andare a strasbourg. vorrei anche che il O arrivasse e la mia soglia minima di presentabilità fisica fosse ristabilita. argh.

martedì spero si bissi. vagare mi piace, appunto potrei abituarmi all'idea.
postato da frafrettina alle 22:50 | link | commenti
mercoledì, 04 novembre 2009

tazebao e discussioni

e una l'abbiamo laureata. :)

dal canto mio ho rimosso tutti i tazebao che decoravano il mio studio. democraticamente. sia quelli dei trionfi sia quelli delle cose da rifare da capo. 
l'armadio è in parte tornato ad assomigliare un armadio, il che tutto sommato lo rende meno interessante. anche il quadrato di muro coperto dall'ombra delle mie tabelle di marcia che non marciano (e che per tanto sono state appallottolate e cestinate) mi dà horror vacui, mi sembra spoglio e squallido.
la stanza manca di progettualità.
urge una nuova pergamena da appiccicare.

oltre al foglietto con gli orari delle lezioni, quello che mi ricorda di partecipare a un premio giornalistico a marzo e quello con gli appunti di ordinaria amministrazione (le cose da fare nel breve periodo, dato che nel lungo "saremo tutti morti", cit.), sono rimasti solo due oggetti. l'orologione da maniglia di ikea, e il manifesto più longevo. è lì da più di un anno, è scritto in pennarello blu (che ora è diventato viola rossiccio) e evidenziatore azzurro (non più molto evidente, o brillante). c'è scritto abstract x pp (per esteso). sarebbe stato il primo pezzo di carta da fare a brandelli, ma l'ho trovato pertinente. nulla c'è di più abstract, nulla ci sarà mai di così abstract. io sono abstract e lo sono al di là della precisazione del x qualcuno.
è sempre attuale e mi riguarda, se lo si legge connotativamente.

si profila tra le altre cose la possibilità di un weekend nella burinia laziale per documentare le bellezze degli appennini per una guida turistica. sarei pagata per il pezzo e per il soggiorno, quindi sono ben contenta. vedremo. potrei abituarmici.
postato da frafrettina alle 21:07 | link | commenti
giovedì, 29 ottobre 2009

the telegraph gave us hope

Amo quei due. Amo stare sotto al palco e cantare e ballare. Amo battere le mani sul palco per chiamarli di nuovo in scena. Amo guardarli negli occhi, ed essere guardata di nuovo, e cantare insieme_
Amo che Ei si ricordi di me, e mi chieda cosa è successo nei quattro anni che ci hanno separati. Amo prendere la parola in mezzo a una platea silenziosa, e rispondere alle loro domande. Rispondere che ci sono mancati. Amo Er che balla come uno scalmanato. Amo come si guardano tra loro, come rivolgono le chitarre l'una verso l'altra e dialogano con quelle e con gli occhi. Amo che Ei sembri il maestro di Er, e lo inciti a dare il meglio, a esprimersi, a improvvisare. La musica è maieutica, e così è la loro relazione. Amo la figura slender and lanky di Er, i suoi occhiali e i suoi maglioni. Amo la solidità di Ei, il suo Sapere, essere Sicuro di Qualcosa nella vita, e la tranquillità che il suo sguardo infonde, che lo dimostra. Amo lasciare un'impressione a Er, fissare il concetto nei suoi occhi ghiacciati. Sentire che il concetto è passato dai miei ai suoi. Sentire. Amo aver potuto dire loro quanto ho sofferto la loro mancanza, e amo che abbiano piani di tornare qui in estate. Amo come Ei parla del suo bambino. Amo gli abbracci, le firme e le risate. Amo sentire che è una cosa diversa, because I've seen you, you were the only one who knew all the words. Infatti è diverso_
Amo_

E quel disco, si potrebbe strizzare per quanta e quale vita e quanti e quali pensieri contiene_
E' stata una sofferenza aspettarlo, ma ora capisco perchè non sarebbe potuta andare diversamente_

Tusen takk_
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martedì, 27 ottobre 2009

sweet dreams

un sogno insolito. dolce. perfettamente coincidente con l'idealtipo di situazione che rappresentava. e ambientato a londra.
postato da frafrettina alle 14:16 | link | commenti
lunedì, 26 ottobre 2009

due scommesse

Premesso che non sono mai stata una grande fan di Dario e che Ignazio faceva ridere i polli, ora che BerS è diventato segretario, quanto tempo passerà prima che:
a) BerL gridi alla resurrezione dell'Internazionale comunista e fortifichi il suo dominio sulla paura dei rossi?
b) Il Pd si dissolva nelle sue correnti?
I miei due centesimi da giocare: poco.

Cas è probabilmente quello che stamattina sta godendo di più. Ora sì che può vedersi assegnata la parte in commedia dell'alternativa moderata.
Bravi tutti!

Uolli, ma che è successo a sto partito?
postato da frafrettina alle 09:57 | link | commenti
domenica, 25 ottobre 2009

sermone

è il nome che la gente dà alla verità che non vuole sentire.
dire la verità non aiuta ad essere popolare, c'è da dire che non ci tengo molto.
ma non vado mica in giro col megafono, no?
postato da frafrettina alle 22:08 | link | commenti
sabato, 24 ottobre 2009

Radio Luiss, atto finale

E un bel giorno trovi una nota su FB rivolta ai collaboratori presenti, passati e futuri della radio nella quale hai speso (o buttato, secondo i punti di vista) circa tre anni di vita.
Non sei tra i destinatari, ma la cosa non è sorprendente, né importante.

E’ curioso leggere parole provenienti da un mondo che avevi lasciato disgustata, muovendo critiche alla filosofia di fondo (che era ed è marcia) che sono state interpretate come le lagnanze di una rompicoglioni qualsiasi (magari anche ambiziosa, e con secondi fini) e ritrovare le stesse persone che non riuscivi a convincere della necessità di invertire la rotta, fare oggi appelli accorati e amari.
Accorati, perché la passione era la stessa per tutti. Solo che allora la mia era fastidiosa, eccessiva, male interpretata, e rischiava di rompere le uova nel paniere dei miei interlocutori di allora. Gli stessi che oggi prendono in mano la penna e si sfogano.
(nessun rancore)
Amari, proprio per i motivi per i quali avevo deciso di troncare con tutto quel mondo, anche a livello umano. Proprio con le firme delle lamentationes di oggi, appunto.

Dovrei e vorrei evitare di pronunciarmi. Perché infierire non è appropriato, e mancano pezzi di contesto perché da quel contesto, come già detto, ho scelto di allontanarmi appena compreso che non c’era modo di salvare niente.
Ma alcune chiose colgo l’occasione per farle.

E cito:
 
<<scelsi di diventare responsabile del settore Musica>>

Non perché sia dubbio. Ma perché suona così irreale che in quella cornice qualcuno “scegliesse” di assumersi un compito, anziché essere nominato da altri nell’ottica dell'io-do-qualcosa-a-te e tu-ti-comporterai-bene-con-me. Cooptazione, ubbidienza, servilismo. Io ricordo questo, non libero arbitrio, non meritocrazia, nessuna possibilità di scegliere alcunchè. Ma il virgolettato si riferisce a situazioni lontane nel tempo. Forse allora era diverso. Poi chissà.

<<Ci scontrammo su tutto, sull'idea stessa di radio.>>

Vero. Ma da leggere in combinato disposto con la citazione che si trova 4 virgolettati più sotto. Perché lo schieramento degli aziendalisti e lo schieramento degli appassionati non è sempre stato così netto come sembra da questa frase. Ed è questo il motivo del dispiacere a livello personale. Poi del disgusto. Poi dell’abbandono.

 

<<Non è facile mettere d'accordo tante teste pensanti di ventenni "rampanti".>>
Dove “rampanti” sta per “interessati a scalare il vertice”. Un vertice piccolo e stupido. Che all’incirca dà lo stesso prestigio e le stesse prospettive che dà il possesso di Parco della Vittoria durante una partita a Monopoli.

 

<<Se poi fra quelle teste ce n'è qualcuna non pensante, o peggio ancora, pensante con il cervello di qualcun altro, la cosa si fa davvero complicata.>>
Dove “qualcun altro” è un concetto variabile. Secondo gli interessi del momento, secondo i progetti, secondo cosa bolle in pentola nell’istante di tempo X. Sempre perché gli schieramenti sono variabili come sopra, e più che partecipare a un progetto studentesco (ammesso che Radio Luiss lo sia ancora, o lo sia mai stata) ci si è spesso esercitati in studi strategico militari, in un’atmosfera che era la ridicola imitazione di una specie di guerra fredda tra cretini.

<<Cominciammo finalmente a collaborare, animati dalla stessa convinzione di voler conciliare in RadioLuiss delle ambizioni degne di una radio professionale con lo spirito che solo degli studenti entusiasti e disinteressati potevano offrire. Quello spirito che è stato sempre e continuerà ad essere la vera anima di RadioLuiss.>>

Quello spirito che univa tutte le persone che da Radio Luiss sono uscite nauseate, perché hanno constatato che non esisteva più, o non era mai esisitito, o che comunque era stato soppiantato da altre priorità di cui si è detto, di cui tutti sanno, o hanno avuto percezione.
Le stesse cui l’autore della nota allude.
Quanto al “disinteresse”, appunto, si potrebbe lungamente discettare.

<<Fra le tante cose che ho imparato grazie a questa esperienza, c'è che spesso le persone, se inserite in un contesto di eccessiva competizione, tendono ad entrare in un personaggio che offusca, pericolosamente, tutti i buoni propositi.>>

Appunto. E’ stata questa la cosa più deludente. Vedere persone cambiare faccia e diventare quello che è scritto qui sopra. Le stesse persone che inizialmente credevano (o dicevano di credere) in una Radio che fosse un progetto di studenti per gli studenti, un progetto fatto di passione, un contenitore che fosse opportunità per produrre contenuti e fare esperienza, e non un trampolino, una macchina produttrice di reti e connessioni per gli individui singoli, opportunisticamente interessati solo a riempirsi le agendine di numeri e contatti, cui telefonare un bel giorno per dire “Salve, si ricorda di me?”.
Persone nel novero delle quali, con immenso dispiacere e grande delusione dal punto di vista affettivo, devo includere per i suoi tentennamenti e per il suo comportamento nei miei confronti anche l’autore della nota che sto commentando.

<< Ma per fortuna la passione non è una cosa negoziabile, né una questione di strategia aziendale.>>
Sarebbe molto bello, ma non è vero. Non per tutti. Attorno a certi tavoli di cui ho memoria erano più i soggetti animati da una sana passione per le strategie aziendali e per il potere fine a se stesso che quelli animati da passioni di altra natura. Ecco il problema.
 
<<Purtroppo ci è arrivata di nuovo anche la conferma che siamo riusciti a fare tutto, tranne che ad arrestare certi meccanismi, che sfuggono al nostro controllo ma che, evidentemente, fanno parte del gioco in certi ambienti. Sapevamo che esisteva questo aspetto della cosa. Ma non ci siamo fermati.>>

E’ molto irritante. Molto.
Prima chi scrive era parte del meccanismo, ma sedicente antisistema. Poi parte del sistema e del meccanismo. Adesso, deluso dal meccanismo e dal sistema, è tornato a difendere la posizione iniziale. Quella della Radio-dei-ragazzi, la Radio che è passione/disinteresse/c’avemo vent’anni embè. E’ facile così. Intanto si litiga con persone, si cambia opinione sulla gente, si allontana chi è ritenuto pericoloso o semplicemente noioso, o portatore di rotture di palle. Ma se invece di infastidirsi avessero ascoltato? Se le critiche non fossero state sterili? Magari niente, però chissà.

<<Perciò non solo vi consiglio, ma vi chiedo di vivere quest'esperienza cercando di trarne sempre il meglio, che non sta in un riconoscimento di chissà quale grado o importanza. Sta nel confronto, nel divertimento, nella passione. Quella tipica degli studenti, dei ragazzi di vent'anni.>>
E’ vero, il meglio è quello. Ma è uno scampolo, un ritaglio di quello che “vivere quest’esperienza” comporta. Cioè calci in culo, sangue amaro, sgambetti, meriti non riconosciuti, arrabbiature feroci e perdite di tempo incalcolabili. E ancora: rapporti insemplificabili con un’organizzazione iper piramidale e iper gerarchizzata (difesa in tutti i modi possibili da chi ne è parte) che crea un clima pesantissimo. Insostenibile. Che genera conflitto e non collaborazione, che mette le persone (anche quelle amiche, o simil tali) le une contro le altre.
Che, soprattutto, non ha nulla a che vedere con il più volte invocato (ma non pervenuto) progetto di ragazzi appassionati.


<<E così concludo ringraziandovi, tutti, per il vostro impegno e per tutto quello che mi avete insegnato. Ringraziando già da ora tutti quelli che continueranno a credere nella vera RadioLuiss.>>
Chi crede, ha creduto (e al limite, chi crederà) nella vera Radio Luiss è chi da lei non ha mai avuto niente in cambio, lavorando tanto, senza chiederlo e senza sentire neanche un grazie, il più delle volte.
Sono pochi. Gli altri hanno contribuito, un egoismo alla volta, a creare una seconda Radio Luiss, diventata effettivamente più vera di quella vera cui si fa riferimento e molto distante da questa. L’ho descritta più sopra, ed è ben chiara nel ricordo e nell’esperienza di chi ha avuto a che fare con lei. Distantissima dallo scopo originario, o da quello che presumiamo sia stato tale. 
Quelli della vera Radio Luiss si sono accorti che la Radio Luiss in questione l’hanno sognata, immaginata, hanno creduto di viverla, hanno tentato di viverla, ma non è mai esistita. O se è esistita è stata contro tutto e tutti, quando la Macchina lo rendeva possibile. Cioè raramente.
Sono tutti fuori, o ne usciranno. E’ matematico. Si può essere buoni e cari, disponibili, volenterosi, ingenui, appassionati, magari anche a lungo. Ma stronzi no. Alla fine ci si sveglia. E si decide che nella vita c’è altro. Magari a malincuore.

Purtroppo non è diluendo le responsabilità nei ricordi dolceamari che queste si dissolveranno. Non che chi ha scritto la nota abbia più colpe di altri, anzi, non è il caso di additare qualcuno perché tutto è talmente fumoso da non permettere nemmeno l’individuazione di responsabilità precise.

Peccato però. Per tutto. Per ciò che è stato, per ciò che poteva essere, per ciò che verosimilmente non diventerà mai.
Veramente, enormemente, appassionatamente peccato.
Radio Luiss è e resta soprattutto una grandissima occasione sprecata.
postato da frafrettina alle 17:02 | link | commenti









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